La Donne Indipendenti

da | 24 Feb 2020

Quando ero bambina le mie compagne di scuola giocavano con le bambole (il famoso Cicciobello) e con il dolce Forno Harbert alla perfetta padrona di casa.

Ma io ho sempre trovato noioso servire  finte uova al tegamino ai bambolotti.
Preferivo di gran lunga trascorrere i miei pomeriggi nascosta in soffitta, nel piccolo  rifugio che mi ero costruita da sola con grandi pannelli di cartone.

Dentro ci avevo nascosto i miei libri preferiti: Le avventure di Tom Sawyer e i Huckleberry Finn, Il giro del mondo in 80 giorni e Piccole Donne .
Ma soprattutto c’era una pila incredibilmente alta di Topolino.

Da ragazzina invece ricordo lunghe estati fatte di gite in bicicletta con le amiche.
I discorsi erano soprattutto incentrati sul futuro: tutte si chiedevano se si sarebbero sposate e fantasticavano sul numero dei figli che avrebbero avuto.

Io no.

Controcorrente sostenevo che non mi sarei sposata, che avrei voluto una casa mia e una macchina rossa, decapottabile.

A distanza di anni le mie previsioni di allora si sono avverate.
Tutte tranne la decapottabile rossa, ma solo perché ho sempre trovato le decapottabili molto scomode e poco pratiche (addio messinpiega).

Ovviamente non si trattava solo di avere una casa tutta mia o una macchina figa, intuivo già che in queste affermazioni c’era qualcosa in più che allora non riuscivo ad esprimere.

Si trattava soprattutto di sapere già che tipo di donna volessi diventare da grande: una “Donna ” indipendente, forte e autonoma.

Volevo diventare una donna capace di decidere con la mia testa a cui non importasse un fico secco del giudizio altrui.
Una donna determinata, che decide cosa vuole dalla vita e che se si mette in testa di voler fare una cosa, CAVOLO, poi LA FA!
No matter what!
E se poi avessi trovato un compagno disposto ad apprezzare questo mio modo di essere allora sarebbe stato tutto assolutamente PERFETTO, altrimenti sarebbe stato ugualmente PERFETTO, perché quella era la vita che volevo e quella persona era la DONNA che volevo diventare.

Mary Richards, aka “Mary Tyler Moore”, protagonista di una sit com degli anni ’70 che racconta di una donna indipendente, single e in carriera.

Oggi mi separano molti anni da quella me ragazzina che le amiche guardavano come un’aliena appena arrivata da Marte.
Ma nonostante i lustri trascorsi non ho cambiato idea.

Tutt’altro.

Ho deciso di lanciare questo messaggio a tutte le donne, perché nonostante tutti i progressi e le conquiste sociali e i diritti acquisiti e il dito accusatorio puntato sulla discriminazione c’è ancora molto da fare.
Le donne sono ancora discriminate : sul lavoro, nella società, persino nelle scuole dove i ragazzini dovrebbero essere immuni da questa cultura.
Perché sì, è un fatto CULTURALE.

Una volta mi è stato detto:
Tu ti fai sempre quello che vuoi fare, non ti curi di quello che potrebbero pensare gli altri, del loro giudizio.

Sei tu che scegli sempre per te stessa.

E questa è la tua principale forza.”

All’improvviso mi sono resa conto che erano queste le parole che cercavo da ragazzina per descrivere il mio futuro.
Da allora ho sempre cercato di capire come esprimere  e comunicare questo mio modo di essere nel mondo.

Così ho costruito la mia immagine intorno al mio modo di essere.
E quando dico “immagine” non mi riferisco solo all’estetica.

Ho sempre cercato di trovare il tempo per fare sport, perché il nostro corpo è lo strumento che ci permette di condurci nel mondo e il benessere è il biglietto per questo viaggio.
Così ho evitato il junk food,  ho smesso di fumare dal momento che detesto qualsiasi genere di  dipendenza e ho sempre scelto con cura il mio look.
Elegante ma non appariscente, sportivo ma anche glamour.
E ho sempre, SEMPRE avuto una PASSIONE SFRENATA per  gli accessori originali.
Soprattutto quelli molto particolari e difficili da trovare o quelli molto originali che richiedono coraggio e portamento per essere indossati (ma GIURO: non sono mai caduta nel ridicolo).

Con il tempo ho anche capito che queste mie scelte avevano un forte impatto sociale:

  • il mio rifiuto della Fast Fashion che ci vuole tutti omologati oltre a far bene al portafoglio e a regalarmi un look inconfondibile (soprattutto per quanto riguarda la scelta di capi vintage) faceva bene anche al pianeta e alla causa sociale dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo;
  • gli accessori handmade che scovavo nei mercatini avvantaggiavano il settore dell’artigianato, questa nostra grande tradizione italiana che sta scomparendo sotto i colpi delle multinazionali.

E poi ad un certo punto non era più sufficiente.
Nessun accessorio era più in grado di esprimere la mia unicità e originalità.

E nemmeno la mia indipendenza.
In quell’esatto momento  ho deciso che mi sarei creata da sola i miei gioielli e in questo modo avrei potuto diffondere in maniera ancora più incisiva questa voglia di indipendenza.
<strong;”>E come avrai già capito è qui che entra in gioco 32 Dicembre.</strong;”>

Perché 32 Dicembre è la mia arma segreta per realizzare questa  mia MISSION: i gioielli che creo sono ispirati da quella Donna che ho sempre desiderato diventare.

Una donna ha che piena fiducia nelle sue capacità, che ha il coraggio di scegliere, che ama le nuove sfide perché sa che, anche se non le vincerà, diventerà una persona migliore solo per aver accettato di mettersi in gioco.

Mi rendo conto che in questo senso c’è ancora tanta strada da fare: siamo ancora troppo poche a cantare questo inno all’indipendenza.
Proprio per questa ragione i miei gioielli non sono per tutte le donne.

Sono solo per quelle donne che non hanno paura di esprimere le proprie idee, che sanno di avere una voce unica e che altrettanto uniche sono le cose che vogliono esprimere.

Donne che non scendono a compromessi rinnegando i propri valori e che, se necessario,  sanno anche andarsene – con grazia e classe –  senza voltarsi indietro.

Donne che sono pezzi unici, proprio come i gioielli di 32 Dicembre.
Mai scontate, mai omologate, mai uniformi, mai uguali: donne che sanno sempre che c’è un altro modo, un’altra strada che si può scegliere di percorrere.
Certe volte è una strada più difficile ma è sicuramente anche più avventurosa.

Quelle donne che sono le donne 32 Dicembre.

E tu?

Cosa aspetti?

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