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Il futuro

da | 20 Apr 2020

Gli uomini si sono sempre interrogati sul futuro.
Nell’antichità i segni rivelatori dei futuri avvenimenti si ricercavano nella pratica della divinazione: nel canto e nelle traiettorie di volo degli uccelli (oionos) oppure nelle viscere delle vittime dei sacrifici (aruspici).
Curiosità splatter: sembra che la vescichetta biliare fosse particolarmente rivelatoria.

Nella nostra epoca moderna, dove il meteo arriva a fare previsioni fino a quasi 4 giorni (e non ci azzecca quasi mai), gli oroscopi sono ancora la sezione più letta dei magazine, in momenti come questo nostro presente dispotico ci affanniamo ad ascoltare il parere degli “esperti” e le loro previsioni sul nostro possibile futuro mentre osserviamo, sgomenti e impotenti, il crollo di tutte le nostre certezze e di tutti i nostri progetti siano essi  quelli importanti di vita o anche solo quelli più futili delle prossime vacanze (sempreché si possa ancora andare in vacanza).

Nei supermercati (vuoti e a cui si accede scaglionati) campeggiano cartelli che dicono “TUTTO AL  50% DI SCONTO”, io considero questi avvisi dei segni divinatori che ci stanno letteralmente URLANDO quale sarà il futuro che verrà.

I dati economici sono sconcertanti e credo che le persone normali non abbiamo ancora ben chiaro cosa stia accadendo e quali saranno le conseguenze o forse non vogliono assolutamente pensarci perché fa davvero paura rifletterci.
Si riscontrano infatti forti perdite in tutti i settori economici, ma quello che è in maggiore sofferenza con un calo degli acquisti del 74% è il settore dell’abbigliamento-gioielli-accessori.

Del resto in questo periodo di arresti domiciliari chi comprerebbe dei vestiti nuovi?
(RISPOSTA: IO. Ma, IRONIA DELLA SORTE, il pacco è andato perduto e dubito fortemente. venga ritrovato).

Ma soprattutto in questa nuova (A)NORMALITÀ  le persone hanno cominciato a  interrogarsi sul senso di una vita che non permetteva loro di trovare un minuto per fermarsi e riflettere.

Perché esistiamo?
Quale è il senso di quello che facciamo?
E soprattutto quello che facciamo E’ UTILE?

IO, che sono una SLASHER e di giorno lavoro in una multinazionale, ho potuto osservare nel microcosmo del mio ufficio una realtà che è ben rappresentativa della realtà della nostra nazione.

Per tutto il primo mese PANDEMICO ho notato  nella maggior parte del top management e nei colleghi un atteggiamento di NEGAZIONE della realtà.
Gli obiettivi da conseguire erano sempre gli stessi e l’imperativo era  produrre allo stesso ritmo, NO MATTER WHAT: la PANDEMIA sembrava non essere considerata rilevante, non impattante.
Finché, (THANK GOD) dall’alto non sono calati input differenti che mostravano  una presa di coscienza della situazione.

E allora il gregge si è buttato in una direzione differente, altrettanto poco realistica, le persone hanno cominciato a produrre freneticamente cose differenti (soprattutto migliaia di report dove venivano riportati sempre le stesse informazioni e che nessuno poi leggeva). Il nuovo imperativo era “COMUNICARE PANDEMICAMENTE” in pratica:

dire tutto: “STAY SAFE, VISIAMOVICINI e bla bla bla”
per non dire nulla.

E’ UTILE?
NO.

Ma la maggior parte delle aziende credono che lo sia.
E ALLORA AVANTI SAVOIA!

Il sospetto che questa iper attività servisse ai più per non dover  ri-pensare passato, presente e futuro a me è venuto, ho fatto qualche  domande, ma sono ancora  tutti così iperimpegnati e nessuno ha (di nuovo) il tempo per tentare di rispondermi.

Eppure a me quelle domande continuano a frullare per la testa: ha senso la mia vita trascorsa in questo modo?
Quando io sogno una casa in un borgo antico e una vita più semplice dove poter creare i miei gioielli, respirare aria pulita e correre nei campi al tramonto senza pensieri?

Si, il settore degli accessori è in sofferenza ma io non ho mai pensato troppo al profitto quando creavo i miei gioielli.
Voglio dire: money matters, ma il motivo per cui creo i miei gioielli non sono i soldi.

Per me è importante  creare  gioielli che esaltino  l’essere unica  di ogni donna.
Perché la bellezza non è la bellezza oggettiva e priva di imperfezioni, la bellezza è imperfetta ed è la sicurezza in sé stessa che rende ogni donna “bellissima”.

E io che non ho mai avuto questa sicurezza, che non mi sono mai sentita “abbastanza” per la maggior parte della mia vita, ho scoperto questa verità percorrendo la mia strada.

E spesso ho tratto il coraggio di andare avanti per questo percorso di consapevolezza, sfiorando nei momenti difficili  la pietra preziosa di un anello speciale, un anello che era diventato il mio amuleto.

Quindi, anche questa volta, andrò avanti per la mia strada, non mi curerò del 74% di perdita del settore del fashion e accessori e – non appena saremo nuovamente liberi dalla prigione delle nostre case – tornerò a sedere al mio banco orafo.

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