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Divino Minimalismo – Greta Garbo – 2′ parte

da | 4, Nov, 2019

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Greta era, per la sua epoca, una donna assolutamente rivoluzionaria, come Coco Chanel, anche la divina con il suo stile impose nuovi canoni di bellezza sia sul grande schermo, sia nel mondo patinato e luccicante di Hollywood.
Non si curò mai delle convenzioni, seppe sempre decidere per sé e agire di testa propria, ebbe soprattutto il coraggio di rinunciare ai privilegi e ai favori che la sua fama le avrebbe garantito ancora per molto tempo dopo il suo ritiro dalle scene.
Proprio per sfuggire agli assordanti clamori della fama, l’attrice decise di trasferirsi a New York in un lussuoso appartamento che divenne, fino alla sua morte, il suo rifugio.

Fine collezionista di opere d’arte moderne e contemporanee, che rispecchiavano pienamente il suo modo di essere e di precorrere i tempi visse circondata dai suoi amati Renoir, diventando del tutto inarrivabile.
Greta scelse l’esilio e l’isolamento mediatico che perpetuò per il resto della sua vita il “Garbo Mystique”.

“Donna con l’Ombrello. Il Parigino” di Robert Delaunay. Uno dei dipinti della collezione di Greta Garbo

Nessuna apparizione pubblica, nessuna intervista, nessuna foto, nessuna dichiarazione, nessuna partecipazione ad eventi, feste e cerimonie di premiazione.
Niente di niente.
Greta scelse di vivere una seconda vita dedicata al giardinaggio e a coltivare relazioni con importanti personaggi del jet-set di New York come Aristotele Onassis.

Ma più lei si ostinava a rifuggire il mondo dello star system, evitando tutti i cerimoniali della vita di Hollywood, rifiutandosi di firmare autografi, negandosi alle innumerevoli richieste di interviste, evitando anteprime di film e premiazioni, più lo star system e il mondo intero si interessavano a lei fino a consegnarla al mito.
Ritirandosi dalle scene e rifugiandosi nel lussuoso appartamento di New York volle invecchiare sola nella vita, lasciando al cinema solo il suo ricordo e la sua immagine di giovinezza eterna.
Morì a 85 anni, sola, come aveva sempre desiderato, apparentemente come quella donna qualunque in cui avrebbe tanto voluto identificarsi, lei che non era mai stata, né mai potrà essere considerata, “qualunque”.

“La storia della mia vita è fatta di uscite secondarie e ascensori segreti e altri modi di seminare la gente che mi infastidisce perché mi ha riconosciuta”.

“I want to be alone (…) I just want to be alone!”

Il suo stile, come il suo volto, resta ancora oggi leggendario.
Greta Garbo è l’icona che meglio rappresenta la vera bellezza icona della modernità: una bellezza non urlata e non appariscente, assolutamente “classy”!
E’ lei ad aver definito il vero significato del “divismo” e ad averne tracciato la strada con il suo stile, lanciando mode a Parigi, New York, Londra e Firenze.
I suoi pantaloni “oversize”, le scarpe eleganti, gli abiti dai colli alti di cachemire, gli impermeabili con le spalline e gli onnipresenti occhiali da sole che la rendevano ancora più misteriosa, erano i  “must have” del suo guardaroba.

Adorava gli abiti griffati, per buona parte firmati dalla sua amica Valentina Schlee, ma anche da Louis Vuitton, Lilly Daché e Givenchy.
Nel suo guardaroba spiccano anche molte creazioni haute couture di stilisti italiani: da Gucci a Salvatore Ferragamo fino a Emilio Pucci.
Greta Garbo nutriva una vera passione per le griffe fiorentine.

La Divina ha indubbiamente lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo, non solo come icona di bellezza ma anche come indiscussa immagine di eleganza.
Il mondo fu letteralmente sedotto dalla Diva, dalla sua espressione severa e malinconica, dalla sua voce roca e intensa e soprattutto dal suo charme e dalla sua eleganza.

Minimalismo e essenzialismo assolutamente contemporaneo, il suo era uno stile a cui si poteva aggiungere davvero molto poco.
Proprio per questo Greta Garbo non aveva assolutamente bisogno di arricchire i suoi outfit con dei gioielli: famoso il suo rifiuto di indossare un finto diamante e una collana di smeraldi per il film “Camille”.
Era un girocollo molto stretto con foglie d’argento appuntite che le tagliavano e graffiavano il collo.

Lei non aveva bisogno di soffrire per apparire splendida.

Tuttavia la ricordiamo meravigliosa nell’ultimo film, prima dell’abbandono delle scene,  dove indossa i gioielli di Paul Flato.
Il regista George Cukor era infatti più preoccupato dell’aspetto della diva piuttosto che della sceneggiatura, e l’aveva letteralmente ricoperta di gioielli dalla testa ai piedi.
Spettacolari le due spille di diamanti appuntate come due riccioli nei capelli della Diva.
Era quella l’epoca della grande sperimentazione orafa e per i designer di gioielli la spilla a clip era un accessorio straordinariamente versatile e adattabile.
La coppia di spille in platino indossata dalla Garbo era tipica dello stile floreale e totalmente “white” che caratterizzavano le creazioni di Paul Flato alla fine degli anni Trenta, con il loro  straordinario senso di movimento organico, piacquero così tanto all’attrice che continuò ad indossarle anche dopo l’abbandono delle scene: le piccole foglie scolpite nelle clip erano straordinariamente delicate ed eleganti perfette per il Garbo Style.

E’ difficile separarsi da qualcosa di splendido ed eterno come un diamante..

Un diamante (ma anche la bellezza) è per sempre.

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