Divina… ma a modo suo!

da | 28, Ott, 2019

A lei le parole non servivano.

Le bastava lo sguardo per ammaliare il pubblico.
Il suo volto e l’intenso magnetismo che emanava dalla sua figura l’hanno resa “icona del cinema inteso come arte”.
Fellini la definì una “fata severa” ma in cuor suo la considerava “La fondatrice d’un ordine religioso chiamato cinema”.
Diventò “Divina” e, a trenta anni dalla sua morte, è ancora così che tutti la ricordano.

Greta Garbo

Greta Lovisa Gustafsson esordì come attrice negli anni venti, quando il cinema era ancora muto.

Svedese, nata a Stoccolma nel 1905, in un quartiere popolare della città, fu costretta ad abbandonare la scuola alla morte del padre.

Appena 14 enne contribuì al sostentamento della famiglia, lavorando come commessa presso i famosi grandi magazzini della città.
(Dovette tuttavia licenziarsi ben presto da questo impiego per via delle numerosissime avance che riceveva dai clienti).
Greta fece altri mille lavori, posando da modella per diverse pubblicità e recitando anche in due cortometraggi commerciali.

Il teatro intanto era diventato una grande passione a cui Greta dedicava ogni momento libero, studiando da autodidatta.
Si iscrisse poi alla scuola di recitazione dell’Accademia Regia di Stoccolma ottenendo anche una borsa di studio.

Dotata sin da piccola di una disarmante bellezza, Greta Garbo dovette però confrontarsi per l’intera esistenza con il suo carattere malinconico e solitario che si rivelerà determinante per le sue scelte di vita:

“I have always been moody.
When I was just a little child, as early as I can remember, I have wanted to be alone.
I detest crowds, don’t like many people.
I used to crawl into a corner and sit and think, think things over.”

Completamente diversa da ogni altra star di Hollywood del periodo, il suo caratteristico accento nordico la rendeva ancora più affascinante. Un accento che però aveva inizialmente preoccupato i produttori cinematografici impegnati in quel periodo nella faticosa transizione dal cinema muto al sonoro.
Preoccupazione che però si rivelerà essere del tutto infondata, infatti Greta Garbo fu una delle poche star che transitarono al sonoro praticamente indenne.
Anche se negli anni del suo esordio Greta non era ancora pienamente consapevole della sua presenza scenica, aveva già sviluppato il gusto per la stravaganza.
Cambiò il suo cognome in Garbo, in onore di “Bethlen Gabor”, un importante sovrano ungherese del Seicento e contemporaneamente adottò uno stile inusuale e insolito per i canoni del tempo, contro ogni regola : i capisaldi del suo guardaroba erano pantaloni, camicie, cravatte e giacche maschili.
Greta Garbo aveva appena lanciato uno stile minimalista e ultramoderno.

Il successo europeo arrivò a metà degli anni venti, dopo aver recitato in vari film con registi svedesi, e le fece guadagnare un contratto con la casa di produzione americana Metro-Goldwyn-Mayer.
Così, a soli vent’ anni, lei, fece i bagagli per trasferirsi oltreoceano, dove debuttò nel suo primo film muto per la MGM: Il Torrente”
Il film fu un successo clamoroso, e decretò la Garbo regina indiscussa dei botteghini del nuovo continente.

La rivista Variety scrisse:
“un’attrice completa capace di recitare con abilità e personalità”.

Con il suo fisico androgino, l’incarnato pallido, quasi lunare e le sopracciglia sottili, Greta incarnava già all’epoca un’ideale di bellezza fuori dagli schemi, lontana anni luce dagli standard imposti dallo star system americano.

Ciò che ammaliava e turbava il pubblico americano non era solo la sua bellezza, ma soprattutto lo sguardo con cui trasmetteva seduzione e innocenza: qualcosa che gli americani non avevano mai sperimentato prima d’ora.
La forte carica erotica, che bucava il grande schermo,  la condannò però ad interpretare soprattutto ruoli in cui figurava sempre come vamp provocante e cinica, ammaliante mangiatrice di uomini e seduttrice senza scrupoli ne’ morale.

Greta divenne così il simbolo di una femminilità raffinata, sensuale ma anche irraggiungibile, perennemente circondata da un alone di mistero che lei stessa, con il suo carattere solitario e il suo comportamento sfuggente (soprattutto a causa dei paparazzi e dei giornalisti che non le davano tregua) contribuì ad alimentare.

Il suo primo film sonoro “Anna Christie” fu causa di molte ansie per la MGM che temeva che il suo forte accento nordeuropeo non sarebbe stato apprezzato.
Proprio per questa ragione il pubblico in sala dovette aspettare ben 20 minuti prima di sentirla parlare e pronunciare una frase che sarebbe passata alla storia:

“Gimme a whisky, ginger ale on the side, and don’t be stingy, baby!”

La strada per diventare “Divina” era ormai tracciata.
È l’inizio della sua leggenda, un successo però costellato anche da molte amarezze e frustrazioni.
Molte sono le lettere che scrisse agli amici svedesi confidando la sua solitudine e il fastidio per il clamore della celebrità, per le incursioni di giornalisti e fotografi nella sua vita privata, ma soprattutto confessò di essere profondamente scontenta della qualità e del genere dei suoi primi film girati nel golgota hollywoodiano (“La Tentatrice”)

Greta voleva di più.

Desiderava ruoli diversi, anche comici, per poter esprimere al meglio le sue grandi doti recitative.

Ci furono parecchie altri ruoli di vamp fatali – che contribuiranno però a costruire il suo mito – prima di arrivare alla sua prima commedia “Ninotchka”.
In questo film la Garbo interpretava un rigido e inflessibile commissario russo che, a dispetto della sua serietà, finisce per innamorarsi e lasciarsi andare finalmente ad una travolgente risata.

“Garbo laughs!” fu infatti lo slogan che la casa di produzione scelse per il lancio del film.

Sembrava finalmente essere arrivata l’occasione che la diva attendeva da parecchi anni: la possibilità di dimostrare la versatilità del suo talento.

Il film successivo, che vedeva la Garbo recitare nel doppio ruolo di una moglie tradita e nella sorella libertina inventata per cercare di salvare il rapporto con il marito, fu un flop, la critica inoltre fu molto severa. Ma il film “Non tradirmi con me”  fu anche accusato di immoralità dall’allora arcivescovo di New York.

Stanca delle critiche, delle frustrazioni, dei pettegolezzi, della curiosità morbosa alimentata anche dalla stampa, a soli 36 anni Greta Garbo decise di ritirarsi definitivamente dalle scene.
Non tornerà mai più sulla sua decisione.
Molti furono i registi che la cercarono – da Bergman a Visconti -senza successo.
Hollywood non riusciva a rassegnarsi alla perdita di quell’attrice così talentuosa e tormentata.
L’animo umano desidera maggiormente ciò che non può ottenere.

Sottraendosi al pazzo mondo di Hollywood, alla curiosità della stampa e alla notorietà, la leggenda di Greta Garbo non fece altro che diventare ancora più grande, alimentata dalle dicerie, dalle falsità e dalle stravaganze (anche reali) che la stampa non esitò ad attribuirle: dall’abitudine di uscire di casa completamente avvolta in un lungo cappotto e indossando grandi occhiali da sole per sfuggire ai fotografi, al suo rifiuto quasi maniacale di girare in presenza di estranei e di persone non strettamente qualificate.
Greta non voleva visitatori sul set e pretendeva dei paraventi per non essere disturbata dalle maestranze..

E naturalmente la stampa non poteva ignorare le sue numerose love story, le insinuazioni (poi confermate) sulla sua bisessualità e la sua caparbia riluttanza al matrimonio.

Lei, nonostante tutto, visse comunque parecchi amori.
Fu legata all’attore John Gilbert, una delle più importanti stelle del cinema muto.

Nonostante fosse sinceramente innamorata, l’attrice non esitò a lasciarlo quando lui le chiese di sposarlo.
Da sempre autonoma e indipendente, rimase sempre fermamente decisa a non legarsi a nessuno, come ebbe occasione di spiegare lei stessa:

“Ci sono alcuni che vogliono sposarsi e altri che non lo fanno.
Non ho mai avuto l’impulso di andare all’altare.
Sono una persona difficile da gestire.”

Oltre alla relazione con Gilbert, ebbe anche appassionate relazioni femminili come quella con la poetessa Mercedes de Acosta, (che fu poi anche amante di Marlene Dietrich, rivale storica della Divina sul grande schermo).

To be continued…

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